Punto tecnico Juve: Cercasi attaccante, disperatamente

Sicuramente all’insegna delle polemiche e dell’emergenza anche quest’ultima settimana per la Juventus di Delneri: dapprima le scaramucce Buffon-Marotta/Delneri per la mancata partecipazione del portierone alla foto ufficiale, poi i vari infortuni, il reintegro di Grosso e Salihamidzic, la promozione improvvisa dei primavera e infine le critiche all’operato dell’arbitro Rizzoli nell’anticipo serale contro la Roma.

Alla fine della fiera il punto contro la Roma può considerarsi guadagnato: la partita è stata per larghi tratti molto deludente, il gioco offensivo bianconero lento e prevedibile, è mancata la scintilla e nel secondo tempo un vistoso calo con arretramento del baricentro e molto meno controllo del pallone ha permesso alla squadra di Ranieri, grande ex della partita al pari di Alberto Aquilani, di rendersi pericolosa seppur senza particolari patemi d’animo per Storari, autore di un ottimo intervento nel corso del primo tempo.

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Inutile dire che le polemiche portate avanti dal duo Delneri-Marotta siano a dir poco sterili questa volta: appellarsi alla mancata uniformità di giudizio in rapporto al caso-Boateng in Milan-Palermo, miccia che ha fatto scattare l’ennesima dinamite del vulcanico Zamparini, non può ritenersi un fattore significativo, trattandosi in entrambi i casi di rigore evidente. Il braccio di Pepe è chiaramente largo, l’ala bianconera si libra in volo ad ali spiegate e non è una giustificazione il fatto che sia in rotazione per girarsi: riferirsi quindi ad un precedente chiaramente con valutazione arbitrale errata non può nè deve essere il modus operandi di una società che vuole tornare grande.

Incredibile anche l’isterica scenata di Giorgio Chiellini nel finale di gara: come si può pensare che un arbitro conceda ad un giocatore sanguinante di rimanere in campo? Il regolamento impone che il giocatore venga medicato e che la fuoriuscita di sangue venga tamponata e incerottata, prima che lo stesso possa rimettere piede in campo, ovviamente previa autorizzazione dell’arbitro e soltanto dopo che il pallone è tornato in gioco.

Giusto quindi da parte di Rizzoli, pur deludente soprattutto dal punto di vista della gestione generale della gara, timida e impacciata, all’insegna del non prendersi le maggiori responsabilità, intimare al capitano bianconero di giornata l’uscita dal campo e francamente desolante nonchè ridicola la scena di piazzarsi in terra dicendo “non me ne vado da qui”.

La gara in sè non ha offerto particolari spunti di critica, se non un auspicio per il futuro bianconero: pur con il gran goal, Iaquinta ha dimostrato una volta di più di non poter essere il perno catalizzatore dei palloni in avanti. La sua intesa con Quagliarella è tutt’altro che perfetta e anzi, il fatto che a turno ciascuno dei due sbagli i movimenti mettendo in cattiva posizione pure il compagno di reparto è chiaro indice che manca qualcosa. Detto infatti che probabilmente nella partita di sabato in ogni caso non sarebbe cambiato granchè, vista la pochezza del secondo tempo, appare evidente che la ciliegina sulla torta preparata da Delneri sia rappresentata dall’innesto futuro – si spera – di un grande bomber.
Augurandoci che non arrivi Cassano, sgradito a Delneri e totalmente inutile in un progetto di gioco che prevede una coralità messa al servizio del risultato, non delle lune di un giocatore singolo, augurandoci anche che non arrivi il classico comprimario strapagato, il Pazzini o l’Acquafresca della situazione, e fermo restando il fatto che ci sono esigenze notevoli anche in difesa, i nomi sul taccuino di Marotta per l’attacco dovrebbero essere almeno tre: Diego Forlan, Karim Benzema e Marco Borriello, in rigoroso ordine di preferenza.

Forlan è perfetto per il gioco di questa Juve, è la versione forte di Quagliarella, in grado di sintetizzare sia il gioco d’area di rigore, sia un grande movimento senza palla: autore di un Mondiale ottimo, si integrerebbe a dovere con qualsiasi elemento del reparto d’attacco bianconero, compreso Amauri, con il quale si potrebbe produrre un interessantissimo gioco di alternanze tra prima e seconda punta sul modello Barcellona tra Messi e Villa o anche del Milan con Ibrahimovic e Pato.
Benzema darebbe invece maggior profondità alla squadra, sarebbe più abile nel finalizzare i cross di Krasic e Pepe (sperando di vederne qualcuno da quest’ultimo prima o poi) e nell’aumentare la fisicità nel reparto prime punte: messo in soffitta e poi ripescato da Mourinho, ha esperienza internazionale, integrità fisica e gioventù con grandi prospettive future, tutte cose che mancano all’attacco bianconero.
Borriello potrebbe infine essere una soluzione di ripiego, più goleador di Amauri, più stabile nel suo ruolo di Quagliarella, più costante nelle prestazioni di Iaquinta.

Passando ai singoli, ecco le pagelle di Juventus-Roma 1-1

Storari 6.5: Non impegnatissimo, ma sempre attento e mai sorpreso dalle sortite romaniste. Autore di una grande parata nel primo tempo su tiro di Simplicio.

Sorensen 6.5: Segnali positivi dal primavera danese. Grezzo a dir poco per quanto riguarda la fase di impostazione, si dimostra invece precisissimo nel coprire la sua fascia di competenza, annullando per più di una frazione Mirko Vucinic e soffrendo solo nelle sovrapposizioni portate da Riise.
Bonucci 6.5: Altra buona notizia importante per il futuro. Sta diventando una certezza, solidità e sicurezza assicurata, sufficienza piena e meritata. Collabora con Sorensen quando Riise e Vucinic puntano la porta, è pronto a chiudere gli inserimenti dei centrali romanisti e sembra sempre padrone della situazione.
Chiellini 6: La Roma affonda più dalla destra che dalla sinistra e Giorgio si trova costretto ad impegnarsi oltremodo per coprire le falle che Grosso lascia aperte. Alcuni errori di posizionamento concedono a Menez il fondo per cross pericolosi, ma nel complesso la prestazione è buona, con la macchia della puerile e teatrale scenata del finale di gara.
Grosso 5: In costante e perenne sofferenza contro Jeremy Menez. Il francese è uno dei pochi giocatori nel campionato italiano in grado di puntare l’uomo e saltarlo con facilità: troppo per un ripescato di lusso dopo mesi di lontananza dai campi di gioco. Esce dopo un tempo, sostituito da Traorè, il che è tutto dire.

Pepe 6: Prestazione ampiamente sufficiente, con grande movimento, corsa, aiuti in difesa e ripartenze rapide verso l’attacco. Rovina completamente la propria gara con quello scriteriato e inconsulto salto in barriera con cui causa il rigore con cui Totti pareggia la partita, mandando agli archivi le speranze di sorpasso bianconero ai danni dell’Inter in crisi. Errore gravissimo e sanguinoso.
Felipe Melo 5.5: Ancora fisicamente in difficoltà, lontano dal rendimento monumentale dei primi tratti di stagione, soffre la velocità di Greco e le iniziative di Simplicio, facendo mancare quel filtro invalicabile che ha reso impenetrabile la zona centrale della Juve.
Aquilani 7: Il miglior bianconero insieme a Pepe. Qualità e quantità, corsa e lanci lunghi, aperture veloci e iniziative personali. Partita completa nobilitata dall’assist che vale il primo goal di Vincenzo Iaquinta. La convocazione azzurra è il meritato coronamento ad una prima fase di stagione in grande spolvero dopo il periodo negativo in Inghilterra.
Marchisio 6: Il motorino bianconero è molto positivo nel primo tempo e scompare totalmente nella seconda frazione fino alla sostituzione. Rimane in ogni caso un punto fermo dei meccanismi di gioco, l’unico in grado di fornire quella sostanza su ambo i lati del campo per garantire solidità alla squadra. Esce per far posto ad Amauri nel tentativo di tridente schierato da Delneri nel finale di gara.

Quagliarella 5: Solita altra faccia della medaglia. Non segna e non si nota mai nelle fasi importanti della manovra bianconera. A volte troppo defilato, a volte troppo egoista, a volte troppo vicino a Iaquinta. Non in grande giornata.
Iaquinta 6: Oltre al goal c’è poco altro. Manca un’ottima occasione coordinandosi male tra testa e piede su un pallone messo in mezzo da Pepe ed è deficitario nell’aiutare la squadra a salire: non è in grado fisicamente di fare reparto da solo e patisce il non avere un altro attaccante in grado di integrarsi con lui.

Traorè 5.5: Meglio di Grosso ma non di molto. Impacciato in fase di ripartenza, in difficoltà ogni volta che viene chiamato in causa, appare emozionato e intimidito dal palcoscenico d’esordio. Riscatta parzialmente la prestazione con qualche intervento difensivo per interrompere le folate di Jeremy Menez, ma non basta a garantirgli una sufficienza piena.
Del Piero s.v.
Amauri s.v.

Delneri 6: Con tutti questi problemi può fare ben poco per dare a questa squadra un aspetto diverso a seconda delle fasi di gara. La scommessa Sorensen ha avuto esito positivo, molto meno le dichiarazioni di fine gara.

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