Punto tecnico sulla Juve: Tre squilli di Krasic per avvisare Benitez

Ancora una volta, ci tocca partire da Del Neri e dalle sue – con il senno di poi – oculate dichiarazioni: “Del Piero? Semmai si potrebbe dire che in questo momento la Juve è Krasic dipendente“.
E magicamente ecco il biondo di destra realizzare tre goal, trascinare letteralmente la fase offensiva della squadra e bussare per tre volte con autorità non solo alla porta del Cagliari, difesa ieri in maniera incerta tanto dalla retroguardia quanto dal giovane Agazzi, ma anche e soprattutto ad un Inter che ora dista soltanto 3 punti e con lo scontro diretto che incombe.

Non è tutto oro quel che luccica nel 4-2 finale contro i sardi, perchè le amnesie difensive del duo Bonucci-Chiellini rimangono e anche troppo evidenti, i fuorigioco sono costantemente sbagliati e ci si deve affidare ad un ex panchinaro del Napoli come Rinaudo per ottenere una prestazione di sostanza e priva di significative distrazioni, eccetto forse la troppo blanda marcatura che concede al Cagliari il cross su cui Matri tra i due centrali bianconeri andrà a segnare il primo goal.

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Del Neri si presenta in campo stavolta nel tentativo di non prenderle, schierando il canonico 4-4-2 con due esterni bassi di difesa poco propensi alla fase offensiva: se Grygera almeno sporadicamente raddoppia il confusionario Pepe, pur prezioso sulla corsa e in fase di ripiegamento, Rinaudo rimane quasi costantemente bloccato sulla linea difensiva, lasciando a Krasic il compito di farsi tutta la fascia in zona d’attacco. Il serbo è un rullo compressore e il dirimpettaio Agostini non viene adeguatamente protetto dai rientri di Lazzari, impreciso anche al tiro da fuori, autore però di quel lussuoso assist che manda Matri in goal per il 4-2.
E qui sta già una significativa differenza per la Juve rispetto all’anno passato: la certezza che Krasic salti l’uomo e metta palloni in mezzo dal fondo ci riporta indietro alle Juve di Nedved e Camoranesi, con quest’ultimo che nel “prime” della sua carriera era un cursore di fascia dominante e in grado di servire palloni importanti alle punte partendo dall’esterno.

Fondamentale quindi avere almeno un ariete in fase d’attacco: bocciata – giustamente – la coppia Del Piero-Quagliarella, ecco Amauri-Iaquinta, con il brasiliano naturalizzato italiano ad agire spesso da prima punta di peso, con sponde e protezione del pallone, mentre l’ex Udinese a ruotare intorno e a cercare il fraseggio con un centrocampo in cui si nota la presenza di qualità di Alberto Aquilani. Finalmente in campo, l’ex Liverpool viaggia a corrente alternata, con azioni da protagonista alternate a lunghi periodi di assenza di giocate significative: come debutto stagionale dal primo minuto però può andare sicuramente bene così.

Chi invece sorprende e pare aver ritrovato la propria dimensione è Felipe Melo: il brasiliano si trasforma in diga invalicabile per il Cagliari, sempre costretto ad andare sugli esterni perchè nel mezzo non si può passare. Nessun tiro concesso senza pressione dal limite dell’area, poche incursioni dei centrocampisti sardi, palloni recuperati, rilancio della azione d’attacco: prestazione totale per Felipe Melo, coccolato anche dai tifosi e pronto a dare un senso ai soldi – troppi – spesi per lui in sede di campagna acquisti della stagione scorsa. Sarebbe il migliore in campo, se non ci fosse stato Krasic ad oscurarlo con i suoi goal e se in questo 4-4-2 ben bilanciato Melo riesce a mantenere una continuità di rendimento a medio-alto livello, il centrocampo della Juve potrebbe finalmente aver trovato un suo assetto definitivo, rinunciando ad un Sissoko, che nei pochi minuti in campo ieri ha fatto chiaramente capire il perchè sia finito ai margini della zona panchina.

Passando alle note negative, Bonucci continua a sembrare in crisi, con tanti, troppi errori sia di posizione che in termini di marcatura dell’uomo, trascinando sotto la sufficienza anche un pilastro degli anni precedenti come Giorgio Chiellini: fare il fuorigioco su un cross quasi dal fondo (primo goal di Matri) è un errore cui non è facile trovare una logica spiegazione da giocatori che occupano stabilmente posto in nazionale. Nessuno dei due è in grado di guidare il reparto e nemmeno di rilanciare l’azione, chi per evidenti limiti tecnici – Chiellini – chi per incredibili passaggi a vuoto – Bonucci – in una zona dove questi ultimi non sono ammessi, a maggior ragione in una grande squadra: troppi colpi di tacco, troppi passaggi di fino, troppa ricerca della giocata ad effetto spesso fine a se stessa per l’ex barese.

Preoccupante l’infortunio di Amauri, con la caviglia piegata sotto il peso del centravanti bianconero costretto ad uscire in barella con le mani al volto. Le prime dichiarazioni di Del Neri e Marotta sembravano riportare il tutto ad una semplice contusione con leggera distorsione, ma i primi responsi medici parlano di tre settimane di stop, quindi niente City e niente Inter per lui.

Per concludere, a questa Juve manca più di ogni altra cosa la continuità: difficile trovarla affrontando i campioni d’Europa in carica, per altro reduci da una sconfitta bruciante, ma occorre dare tempo al tempo per inserire passo dopo passo tutti i volti nuovi della campagna acquisti, che però ci consegna alcuni punti oscuri in questa prima fase di stagione. Manca un tiratore di calci piazzati, quando Del Piero è fuori: i cross di Pepe sono sempre lentissimi, prevedibili e soltanto la fisicità delle torri bianconere è riuscita in mischia a renderli pericolosi, mentre al tiro dalla lunga distanza il solo Aquilani è parso in grado di provarci con una certa convinzione.
Infine – ed è a parere del sottoscritto l’elemento più importante, anche e soprattutto in paragone con le altre rivali per la zona Champions – manca un vero campione, uno di quei giocatori in grado di risolverti una partita anche quando stai giocando male: la Juve di questi tempi è stata assolutamente dipendente dal proprio rendimento in fase offensiva e difensiva. Palle goal create sinonimo di tanti goal realizzati, assenza di costruzione sinonimo di totale assenza della Juve dalla partita, come nella debacle infrasettimanale contro il Palermo: dando per scontato che con i ritmi frenetici di queste stagioni dai calendari fittissimi vi saranno sicuramente partite in cui non si riuscirà a giocare bene, servirebbe come il pane un Ibrahimovic, uno Dzeko, un Drogba, in grado di finalizzare anche quell’unico lancio pervenuto o di metterci il piede su palloni che sembrano irraggiungibili.

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