NBA: Arriva il draft 2010

Nella notte di giovedì 24 giugno si aprirà ufficialmente la , con i Washington Wizards che inaugureranno il draft del nuovo anno, con una classe di molto promettenti pronti ad essere degni eredi dei vari Tyreke Evans, Brandon Jennings, Stephen Curry e via dicendo.

Se per le stagioni passate si poteva già parlare di giocatori NBA-Ready, dal sicuro rendimento, oltre che dall’ottimo potenziale, quest’anno ci si affida molto alle giovani promesse, con poche certezze e molto talento da disciplinare ed istruire.

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Ecco le nostre previsioni sulle prime 10 scelte:

1. Washington Wizards – John Wall (PM)
I Wizards riabbracciano Gilbert Arenas e lo spostano in Guardia per far posto al play 19enne da Kentucky John Wall, che è da tutti indicato come il giocatore più talentuoso di questo draft, paragonato per rapidità e per capacità di attaccare il pitturato a Derrick Rose. Le cifre alla high school e al college sono ottime (16.6 ppg, 6.5 apg, 4.3 rpg nell’ultimo anno a Kentucky) e togliere qualche possesso dalle mani di Gilbert Arenas per concedere alla rapidità e alla gioventù di Wall la possibilità di fare gioco non potrebbe che essere un bene per i Wizards. Va sicuramente disciplinato e formato al tiro anche dalla lunga distanza, il vero punto debole della sua ultima stagione chiusa con il 32% da 3 punti. In una squadra in totale ricostruzione, ben venga cercare un punto fermo da cui ripartire, anche e soprattutto per dare speranza ad una piazza che nel corso delle ultime stagioni ha patito solo sofferenze e delusioni, non ultima la scomparsa dello storico proprietario Abe Pollin.

2. Philadelphia 76ers – Evan Turner (G/AP)
I Sixers hanno appena ceduto Dalembert a Sacramento per Spencer Hawes ed Andrès Nocioni: nel settore guardie, Philadelphia può contare su un Jrue Holiday pronto per il salto di qualità, sulle conferme di Lou Williams e Willie Green e su un settore AP coperto dall’atletismo e la freschezza di Andre Iguodala e Thaddeus Young. Il settore lunghi sembra più scoperto, con il ruolo di Elton Brand ridimensionato a panchinaro di lusso con contratto oneroso e con Marreese Speights e Spencer Hawes per dare futuribilità al reparto. Logico quindi che serva un giocatore già pronto, forse l’unico vero NBA-ready a detta di tutti già dalla prima stagione ed Evan Turner potrebbe essere il giocatore giusto, seppur con occhi puntati sulle sue condizioni fisiche. Le cifre parlano di un giocatore dominante, di sicuro impatto, che ha completato i 3 anni collegiali a Ohio State, chiudendo il 2010 come miglior realizzatore (20.4), miglior rimbalzista (9.2) e con un’ottima media di assist e recuperi. Difficile quindi che Phila passi Turner per puntare su Favors o Cousins per coprire il settore lunghi. 

3. New Jersey Nets – Wesley Johnson (AP)
A parere del sottoscritto, Johnson potrebbe essere il vero colpo di questo draft: molti vedono Favors sicuro al numero 3, ma avendo i Nets Brook Lopez, Yi Jianlian e tutto il cap salariale del mondo per puntare a un top FA come, per esempio, Chris Bosh, il quale ha recentemente dichiarato di voler essere una top star e il leader di una franchigia, personalmente auspico per i Nets la scelta di Johnson, un’ala piccola dal rendimento sicuro (16.5+8.5, con il 50% al tiro e il 41% da 3) e dalla poliedricità e versatilità del proprio bagaglio tecnico. Il mancato rinnovo a Chris Douglas Roberts potrebbe essere un indizio in questa direzione, senza dimenticare che qualora Phila passi Turner per puntare su Cousins o Favors non c’è dubbio alcuno che l’ex Ohio State arrivi a NJ.

4. Minnesota T-Wolves – Derrick Favors (AG)
I T-Wolves stupirono tutti l’anno passato, draftando ben 3 playmaker come Flynn, Rubio e Ty Lawson (poi girato a Denver): mossa che possiamo dire essersi rivelata non così errata, vista la penuria di Play e Guardie nell’attuale draft in cui invece possiamo trovare svariati lunghi talentuosi e di prospettiva. Se Minnesota, come sembra, metterà sul mercato Al Jefferson, leader realizzativo della squadra nelle ultime 3 stagioni, logico pensare che possa arrivare Derrick Favors: il prodotto di Georgia Tech ha chiuso l’anno sopra il 60% al tiro e andando sempre in crescendo di cifre, arrivando a toccare anche i 15 punti per gara con 9 rimbalzi al 64% al tiro. Il suo bagaglio offensivo è attualmente da migliorare, ma è un lungo con buona mano, buoni fondamentali e grande presenza e impatto fisico-atletico sia in attacco che a rimbalzo e in difesa (nel suo unico anno a G-Tech ha chiuso con 2.1 stoppate per gara in 27.5 minuti per gara).

5. Sacramento Kings – Greg Monroe (AG/C)
Con l’arrivo di Samuel Dalembert, Sacramento si è munita sotto i tabelloni dei centimetri e dell’atletismo necessario per non soffrire più a rimbalzo come nella passata stagione, in cui i problemi di falli di Jason Thompson e la scarsa intensità di Spencer Hawes hanno spesso messo in condizioni i Kings di dipendere dall’impatto anche a rimbalzo di Tyreke Evans. Secondo me, inutile quindi andare a puntare su Cousins e molto meglio andare con la presenza e l’intelligenza cestistica di Greg Monroe, capace di stare in campo, di inserirsi molto più facilmente degli altri citati negli schemi offensivi di una squadra NBA, pronto sia fronte che spalle a canestro e dalla grande capacità di vedere il gioco e i compagni smarcati (ha fatto registrare un career high di 12 assist).

6. Golden State Warriors – DeMarcus Cousins (C)
Con Don Nelson e i Warriors è sempre difficile azzardare qualcosa: dopo l’ottima pescata dell’anno passato, con Stephen Curry valorizzato anche dal sistema di gioco di Golden State, cucito su misura per un giocatore veloce e che fa dell’impatto balistico e realizzativo il suo maggior punto di forza, quest’anno la situazione è più complicata. Stante i problemi fisici a Biedrins e Randolph e la mancanza di alternative sotto canestro (Turiaf primo cambio..), possibile che i Warriors si buttino su chi rimarrà tra Monroe, Favors e Cousins. Qualora dovesse toccare a Cousins, i Warriors aumenterebbero sicuramente in presenza sotto canestro, con un lungo molto fisico, gran saltatore e in grado di contendere rimbalzi anche nella metà campo offensiva, aspetto fondamentale per un sistema di gioco basato sul grande numero di possessi da gestire in velocità.

7. Detroit Pistons – Ekpe Udoh (AG)
Anche qui, grande mistero sulle strategie della franchigia di Motown: la rifondazione nell’anno in cui non c’erano Free Agent appetibili è stata un clamoroso autogol, con contratti a cifre esorbitanti per due giocatori come Ben Gordon e Charlie Villanueva, altalenanti per tutta la stagione anche per via di infortuni vari che ne hanno condizionato il rendimento. Stuckey la certezza da cui ripartire, manca un centro puro, in grado di dare fisicità, rimbalzi e presenza difensiva e l’indiziato migliore secondo me è Ekpe Udoh. Ed Davis (l’altro candidato) è reduce da un season ending injury e Detroit non può permettersi di rischiare un altro anno con Kwame Brown o Chris Wilcox: Udoh ha fatto registrare ben 3.7 stoppate per gara e 9.8 rimbalzi, pur tirando sotto al 50%, che per un lungo non è mai un buon segno. Da tener presente che a Detroit però dovrebbe essere eventualmente il quinto se non sesto realizzatore, quindi la sua completezza offensiva potrebbe rivelarsi un ulteriore fattore vincente.

8. Los Angeles Clippers – Al-Farouq Aminu (AP/AG)
Anche per i Clippers la situazione è di difficile lettura: tanti Free Agent, tanto spazio libero, tanta voglia di puntare a LeBron James e creare una rivalità ancor più accesa con i concittadini Lakers, freschi campioni NBA. I punti fermi si chiamano Baron Davis, Eric Gordon, Blake Griffin, Chris Kaman e DeAndre Jordan, reduce da un ottimo finale di stagione. Manca un’ala piccola, ruolo coperto nella passata stagione da Rasual Butler e Travis Outlaw, entrambi in scadenza di contratto, quindi qualora non arrivasse LeBron James o un altro dei top Free Agent nel ruolo di ala piccola è probabile che LA punti su Al Farouq Aminu o Gordon Hayward, il primo più interno, il secondo più tiratore e protagonista della splendida cavalcata che ha portato Butler ad un soffio dalla vittoria del March Madness. Io opterei per Aminu, per le maggiori doti fisiche e atletiche, per il maggior impatto a rimbalzo e per la possibilità di spostarlo ala grande qualora Blake Griffin non fosse ancora pienamente recuperato dopo l’infortunio che gli è costato la prima stagione in NBA. Fattore negativo è sicuramente la bassa percentuale di Aminu al tiro dalla lunga distanza, con un 27% che seppur nettamente migliore del 18% fatto registrare al primo anno, rimane deficitario per i requisiti di un’ala piccola completa.

9. Utah Jazz – Ed Davis (AG/C)
Contenti e beati, i Jazz si godono la nona scelta gentile omaggio di Isiah Thomas e dei New York Knicks. Le carenze Jazz sono state ben palesate dagli ultimi playoff: senza Okur infortunato e con Kirilenko a mezzo servizio, in quintetto è comparso tale Kyrylo Fesenko, con in panchina Kosta Koufos, in posizione di Centro. Logico domandarsi cos’avrebbero potuto fare i Jazz anche solo con il lungo del Real Madrid Ante Tomic, di cui detengono i diritti. Con il croato ancora in Europa alla corte di Ettore Messina, probabile che i Jazz optino per un lungo ed il migliore di quelli rimasti sarebbe Ed Davis: grande stoppatore, rimbalzista e difensore di fisico, ha chiuso l’anno al 57% abbondante al tiro, pur con una varietà di soluzioni limitata al pitturato. Incognita, come detto precedentemente, per le condizioni fisiche, con frattura dell’osso semilunare del polso sinistro.

10. Indiana Pacers – Luke Babbitt (AP)
I Pacers sono alla disperata ricerca di un playmaker e hanno addirittura messo nel trading block Troy Murphy, reduce da due ottime stagioni: Roy Hibbert sembra sulla via dell’esplosione definitiva come lungo titolare, dovrà solo limitare i problemi di falli e non ci saranno problemi nell’avere stabilmente un lungo in doppia doppia. Di sicuro manca un realizzatore affidabile da affiancare a Danny Granger, con Mike Dunleavy che dovrà dimostrare di aver recuperato bene dagli infortuni che ne hanno minato il rendimento nelle ultime 2 stagioni e con TJ Ford ai margini dei progetti di coach O’Brien. I 21 punti di media con il 50% al tiro e il 42% da 3 punti con cui Luke Babbitt ha chiuso il 2010 a Nevada potrebbero essere la scelta migliore, anche spostandolo nel ruolo di Guardia, dove potrebbe trovare più minutaggio.

Appuntamento a venerdì mattina per gli esiti del draft!

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