Playoff NBA: Il punto sulle Finals

Dopo le prime 4 gare possiamo a conti i fatti dire che è successo di tutto ma non è successo niente: il fattore campo dei  è rimasto, la serie in equilibrio anche, così come i problemi che le rispettive squadre avevano anche prima di affacciarsi all’ultimo atto dei Playoff 2010.

In casa Los Angeles Lakers, il problema principale è ancora rappresentato dalle precarie condizioni fisiche di : il centro uscito da Saint Joseph ha dimostrato quanto possa essere dominante, non solo in prestazione singola (con i 21 punti e le 7 stoppate di gara 2), ma anche e soprattutto nelle dinamiche offensive di squadra. Con Bynum che occupa spazio dentro l’area, Garnett è costretto a marcare Gasol, che più volte è stato in grado di metterlo in difficoltà in maniera alquanto evidente: inoltre, la duttilità offensiva dello spagnolo lo porta a spostarsi anche lontano da canestro per tirare dalla media e portare fuori il marcatore dal pitturato. Chiaro quindi che avere Bynum sotto possa garantire una maggiore dinamicità e variabilità all’attacco di LA ed una presenza costante a rimbalzo in attacco, sia in virtù degli spostamenti perimetrali del collega di reparto Pau Gasol, sia per attirare i marcatori e concedere ai compagni più libertà.
In gara 4, impietoso è stato il confronto a rimbalzo in attacco, con Boston che ha doppiato (16-8) Los Angeles, tirando ben 12 volte in più sfruttando la seconda opportunità: Glen Davis ha chiuso con 4 rimbalzi in attacco in 22 minuti, segno che è bastato aumentare l’intensità fisica sotto canestro per riuscire a prevalere contro una difesa gialloviola ancora in attesa del rendimento di Lamar Odom.

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Parlando strettamente di posizione difensiva (poi il rimbalzo non si sa mai dove vada a finire..), in quest’immagine possiamo vedere chiaramente come manchi Bynum là sotto (Gasol per altro segnerà il tiro). I sono in 4 pronti al movimento difensivo: Garnett esce su Gasol che tira, Allen scala su Lamar Odom (che parte in ogni caso in posizione vantaggiosa), Perkins dopo essere uscito su Artest è già voltato verso il proprio canestro e Rondo all’occorrenza può tagliare fuori l’ala piccola di LA.

Ancora più evidente questa seconda immagine: Kobe sta per forzare uno step back per il tiro da tre (che realizzerà in maniera per altro meravigliosa): nessuna maglia gialloviola nel pitturato e 4 maglie Celtics: Wallace, Pierce, Rondo e Glen Davis sono tutti già in chiaro vantaggio sui rispettivi rivali. Bene per Los Angeles dunque che i raggi X a cui si è sottoposto Bynum non abbiano rivelato un aggravarsi dell’infortunio al ginocchio che ne ha condizionato il rendimento.  Vedremo che apporto riuscirà a dare in gara 5 domenica notte.

dopo gara 4 ha dichiarato di “essere stato un disastro” e di quanto sia inammissibile per un giocatore della sua importanza perdere addirittura 7 palloni, molti dei quali in maniera piuttosto banale. Il rendimento  offensivo dell’MVP delle 2009 fa registrare 28,25 punti di media, tirando però mai sopra il 50%: l’efficacia realizzativa del 24 è inficiata dalla mancanza nei Lakers di un terzo realizzatore credibile e costante. Con Artest che vive di alti e bassi e che dopo gara 1 (15 punti) non è mai riuscito ad andare in doppia cifra (2 punti in gara 3 e 1-10 in gara 2), con Odom che sembra mentalmente totalmente assente da questa serie, con i problemi di Bynum e con l’età di Fisher, Los Angeles è costretta a spremere Bryant e Gasol, con il risultato di vedere abbassate le percentuali del primo, costretto spesso a prendersi tiri ad alto coefficiente di difficoltà.

Per contro, Pau Gasol continua a confermare l’ottima forma di questi playoff 2010: probabilmente non sarà mai un giocatore travolgente per intensità fisica e carisma, però la sua duttilità tecnico-tattica ha portato ottimi risultati all’attacco di LA. Se nel precedente del 2008, Gasol era stato sconfitto nel confronto diretto con , non riuscendo mai a superare quota 20 punti, quest’anno soltanto in gara 3 si è tenuto sotto quella fatidica linea immaginaria: il Garnett super lusso di gara 3 ha solo parzialmente ridato lustro ad una serie in cui è Pau Gasol ad aver fatto la voce più grossa.

Chiudiamo il capitolo LA con la panchina e i comprimari: Derek Fisher, intramontabile, ha dimostrato una volta di più il perchè Phil Jackson e Kobe Bryant lo tengono in così grande considerazione. Kobe ha dichiarato che Fisher è l’unico cui lui dà ascolto quando gli viene detto di tirare di meno e di non forzare, Phil-Zen ha spesso detto che Fisher è fondamentale per questi Lakers e il buon Derek sta reggendo minutaggi molto elevati riuscendo anche a lasciare il segno come in gara 3: Rondo (di cui parleremo tra poco) non sta dominando il confronto diretto come ci si poteva aspettare e tra le esclamazioni dei tifosi accaniti di Los Angeles, almeno questa volta, non vince quella “troviamoci un playmaker serio”, per ora. Odom è il vero “missing” di questa serie: sempre e costantemente fuori partita. La sua grande tecnica offensiva, che lo mette in grado di colpire in ogni modo e da ogni posizione fa sì che possa in ogni caso raggiungere la doppia cifra, ma l’intensità difensiva è pressochè assente: ha guardato inerme allo show di Glen Davis e il suo minutaggio globale nella serie (infortunio di Bynum in gara 4 a parte) è molto più basso rispetto alle previsioni, segno che anche Phil Jackson è alquanto scontento del rendimento del numero 7.

Sponda Boston Celtics, il problema maggiore è rappresentato dall’incostanza dei propri realizzatori: i tifosi bostoniani sono ancora in attesa di una prestazione ai suoi livelli da parte di . The Truth soffre (anche se ha dichiarato il contrario) la marcatura di Ron Artest e se si eccettua la prestazione buona (seppur non trascendentale) di gara 4 con 19 punti (di cui 10 però nel solo primo quarto),  l’impatto che il Capitano ha nelle sorti delle partite di queste Finals è molto limitato (non ci si faccia ingannare dai punti di gara 1, ottenuti nella grande maggioranza nel Garbage time dell’ultimo quarto). Per contro, Ray Allen, se si eccettuano i 32 punti di gara 2, non è riuscito a far pagare ai Lakers il cambio difensivo Bryant-Rondo/Fisher-Allen, portando anche il playmaker numero 9 a soffrire in attacco e a non avere il rendimento elevatissimo mostrato contro Cleveland e Miami. Anche Kevin Garnett è tutto fuorchè costante: dopo aver sofferto Gasol per i primi due atti delle Finals, KG ha piazzato un 11-16 dal campo per 25 punti, tappando anche difensivamente le velleità dello spagnolo, dimostrando quindi di poter essere ancora un fattore in questa serie. Purtroppo anche per i Celtics la tenuta fisica non sembra essere delle migliori: non volendo entrare in polemiche sugli arbitraggi, sollevate da entrambe le parti, il grande numero di falli di gente come Pierce, Wallace e Garnett, sicuramente può essere imputato all’età e al declino, che porta i giocatori non più a loro agio come ai “bei tempi” nei movimenti difensivi per contenere avversari più atletici, più tonici, più giovani o semplicemente più Kobe Bryant (nel caso di Pierce e Ray Allen).

Possiamo parlare dell’incostanza Celtics anche in chiave positiva: ogni partita ha un leader diverso, segno che c’è sempre almeno una ruota del carro che gira a pieno regime e che è in grado di lasciare una firma significativa sulle sorti della serie. Viene dunque da chiedersi cosa mai potrebbe succedere se tutte e 4 le ruote principali girino contemporaneamente non dico ai massimi livelli ma quasi: Rondo-Allen in asse perfetto come in gara 2 possono fare male al già citato cambio difensivo Fisher-Bryant,  con la possibilità di scarichi a Pierce, di costruire lo schema per l’isolamento in post di Garnett o di lasciarlo aperto per il jumper dai 6 metri senza dimenticare la presenza sotto canestro di Perkins, che quando non è limitato dai falli riesce a tenere un rendimento costante limitatamente alle sue possibilità (7.75 ppg, tirando con il 55,6% dal campo) e al suo ruolo di “quinto”.

Parlando di panchina, tante note di merito vanno fatte a un Tony Allen positivo lungo tutto l’arco della stagione anche e soprattutto in virtù dell’impatto difensivo che riesce ad imprimere nell’uno contro uno con le stelle avversarie: perfino Mr. Kobe Bryant ha visto le sue percentuali calare  in gara 4 dopo la marcatura asfissiante di Tony Allen. “Ha fatto un ottimo lavoro” – la parola del 24 gialloviola – “ha giocato duro, è un grande rivale, un ottimo e solido difensore: ci divertiremo”.

Anche Nate Robinson e Glen Davis stanno recitando il loro ruolo alla grande: il piccolo playmaker scaricato da D’Antoni dimostra una volta di più l’importanza di avere realizzatori in rampa di lancio dalla panchina. Nessuno gli chiede di fare 40 punti a sera nè di forzare ogni conclusione, però se Doc Rivers riesce ad inserire Robinson in un contesto di scelte di tiro e di schemi offensivi che lo metta in condizione di realizzare 10 punti a sera, Boston avrà sicuramente un’arma in più, se consideriamo anche le non proprio antonomastiche attitudini difensive di Jordan Farmar e Shannon Brown, i dirimpettai in casa Lakers. Glen Davis è un giocatore di impatto fisico: può giocare bene o può giocare male, può segnare tanto o può segnare poco, però garantisce un impegno costante e una grande intensità, utilissima soprattutto a rimbalzo: 2,5 rimbalzi offensivi di media in circa 20 minuti di impiego sono un dato di grande rilevanza.

Infine, grande merito va anche a coach Doc Rivers, su cui negli anni passati spesso erano state sollevate perplessità e dubbi: ha dimostrato di saper gestire un gruppo con 3 stelle, di saper inserire negli schemi tutti i propri giocatori, di non andare in confusione nei momenti decisivi e di saper sempre cosa dire e come dirlo ai propri giocatori per metterli nelle condizioni di fare del loro meglio. Dal mio punto di vista, questa grande playoff-run dei Celtics dimostra una volta di più l’importanza di avere un allenatore che non sia protagonista, che sappia fare il suo senza voler strafare e che dia alla squadra un’impronta offensiva-difensiva, facendo sì che ogni volta che scendono in campo, sappiano sempre cosa devono provare a fare. Che poi riesca o meno alla perfezione è un altro discorso!

Domenica gara 5: pronostico Lakers vittoriosi al Garden, con Odom e Artest sopra la doppia cifra.

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