Italian Time: Belinelli sugli scudi, il Mago sconfitto dai Knicks di Gallinari

Nella notte NBA sono scesi finalmente in campo anche i nostri azzurri Bargnani, Belinelli e Gallinari, con alterne fortune: diverse erano anche le premesse che avvicinavano i tre al loro debutto stagionale, diverse le situazioni anche a livello mentale e diverse le aspettative delle franchigie in cui militano.

Andrea Bargnani – Toronto Raptors (L vs NYK 93-98)

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Sono 22 i punti della serata di Bargnani, con i Raptors sconfitti nel derby italiano dai Knicks di Danilo Gallinari, con 6 rimbalzi e un 8-21 al tiro che non è esattamente una prestazione da Mille e una notte, ma che se non altro è in linea con il lento ma progressivo miglioramento nella forma e nella continuità dopo una pre-season al limite del disastroso. Il Mago, dopo un’estate passata a fare a sportellate contro Pekovic e soci nelle qualificazioni agli Europei nella nuova Italia di Simone Pianigiani, è tornato in Canada con un bagaglio tecnico aggiornato, colmando, almeno sulla carta, quella che era stata la sua maggior lacuna dal punto di vista del gioco offensivo nel corso delle passate stagioni: ottimo da 3 punti, ottimo anche nella partenza in palleggio sempre dal perimetro, del tutto inutile, timido e nella maggior parte dei casi inefficace nel pitturato, dove le soluzioni a sua disposizione finivano per diventare quasi sempre il gancio in allontanamento o il fade away dopo l’arresto.

L’unico tentativo da 3 punti – per altro mandato a bersaglio – nella partita di Bargnani testimonia una maggiore attitudine al gioco interno, un tentativo, sicuramente da perfezionare, viste le percentuali, di adeguarsi al nuovo ruolo di leader e di diventare dominante non solo come soluzione perimetrale ma anche e soprattutto come giocatore totale, in grado di poter sfruttare la propria superiorità tecnica contro qualunque avversario: in fondo erano proprio questi i motivi che avevano indotto Colangelo & co a preferirlo ai vari Aldridge, Gay, Roy e via dicendo. Bargnani potenzialmente può sovrastare qualunque avversario, portando sul perimetro i lunghi lenti e poco propensi al movimento difensivo, andando in post contro avversari meno dotati dal punto di vista fisico, sfruttando di volta in volta la velocità, il tiro da fuori, l’arresto e tiro, il turnaround e il fade away, ma attaccando anche con continuità il ferro.

Ora, tra il dire e il fare sinora c’è stato di mezzo un gran bel mare e non basta certo un’estate a fare magie tra Lettonia e Finlandia per certificare una crescita definitiva per Andrea Bargnani: difatti, nella partita contro i Knicks abbiamo per certi versi visto un “classic” Bargnani, ottimo nel primo quarto, concluso a 10 punti e via via sempre meno efficace, con soli 4 punti messi a referto tra terzo e quarto periodo. Con la partenza di Bosh, ci si aspetterebbe dal Mago un qualcosa in più nei minuti decisivi, ieri regno di Amar’e Stoudemire, deludente sino a quel momento ma importante, fondamentale nel mandare a bersaglio le conclusioni che hanno guidato i Knicks (oltre ai 22 di Wilson Chandler) al parziale che è valso sorpasso e prima W stagionale.

Tabellino: 22 pts (8-21 1-1 5-8), 6 rb (1 off, 5 dif), 0 ast, 0 stl, 1 pp, 2 sto, 0 pf, 35 min.

Marco Belinelli – New Orleans Hornets (W vs MIL 95-91)

Ottime notizie arrivano da New Orleans per il nostro Marco Belinelli: la presenza di un playmaker vero al suo fianco, un certo Chris Paul – ben altra cosa rispetto al duo Jack-Calderon della passata stagione -, ha rivitalizzato il gioco della guardia ex Fortitudo, diventato in pianta stabile un punto di riferimento nelle rotazioni e nella distribuzione dei tiri di coach Monty Williams.
Il neo capo allenatore degli Hornets non ci ha pensato su due volte e vista l’ottima pre-season del Beli, costante dal punto di vista realizzativo e anche discretamente preciso al tiro, ha deciso di lanciarlo in quintetto base e di regalargli alla prima uscita stagionale ben 35 minuti di gioco, sacrificando quel Marcus Thornton che molti vedevano in grande ascesa e in predicato addirittura di ambire al Most Improved Player per fine anno.

Nella vittoria degli Hornets contro i Milwaukee Bucks, sono 18 i punti di Marco Belinelli, ben ripartiti lungo tutto l’arco della partita e divisi tra tentativi dalla lunga distanza (1 su 5 il bilancio finale) e penetrazioni al ferro: il suo gioco da 3 punti in entrata con canestro e fallo subito da parte di Andrew Bogut apre la via al parziale con cui New Orleans allunga già a partire dal primo periodo. In generale, in una giornata in cui Paul si è “limitato” – per così dire – a 17 punti (con sole 11 conclusioni tentate a referto di cui 6 mandate a bersaglio), preferendo rilasciare dalle sue dolcissime mani 16 assist per i compagni, a Belinelli sono state affidate importanti responsabilità realizzative, in collaborazione con un David West da 22 punti: la relativa imprecisione al tiro (6-15) va letta anche nell’ottica di doversi caricare sulle spalle conclusioni in momenti chiave della partita, quando sembrava poter bastare anche solo un canestro in più per aprire un margine decisivo sulle sorti dell’incontro.

Iniezione di fiducia per l’ex capitano della F bolognese, che pare finalmente essere a suo agio in una realtà in cui – sinora – non vi sono stati nè ribaltoni continui (come ai tempi di Golden State, di Don Nelson e dei salti alterni tra panchina, tribuna e quintetto base), nè schemi poco adatti al gioco perimetrale stile Raptors, con isolamenti – e sempre solo quelli – per Bosh e davvero poco altro ancora.

Tabellino: 18 pts (6-15 1-5 5-5), 6 rb (6 dif), 2 ast, 0 stl, 1 pp, o sto, 1 pf, 35 min.

Danilo Gallinari – New York Knicks (W vs TOR 98-93)

Nello showdown tutto italiano contro Andrea Bargnani, è apparso invece un po’ ai margini del gioco newyorkese Danilo Gallinari, fermo a quota 12 punti con  3-9 al tiro e 2 bombe mandate a bersaglio su 5 tentativi: i rumors che coinvolgono l’ex Armani Jeans nella trattativa infinita con i Denver Nuggets per portare Carmelo Anthony nella Grande Mela sembrano influire sulla sua tenuta mentale, oltre ad un ruolo, quello di tiratore puro, che D’Antoni gli ha cucito sulle spalle ma che forse ne limita troppo la crescita, direzionandola solo verso la perimetralità e precludendone gli aspetti potenzialmente più interessanti del gioco interno.

Così come Bargnani, anche Danilo infatti ha dalla sua una grande completezza offensiva, con cui ha incantato prima l’Europa e poi gli scout dei Knicks: in realtà, a parte il primo anno perso per problemi alla schiena, il resto della carriera di Gallinari è vissuto e dipeso unicamente sul perimetro, dall’arco dei 3 punti, senza mai poter esprimere al 100% il proprio potenziale, anche dal punto di vista caratteriale e di leadership. New York nelle scorse stagioni è stato qualcosa di simile ad un circo ambulante, in cui ogni partita emergeva qualche nome nuovo, in cui ci si barcamenava alla meno peggio per cavar fuori un rendimento accettabile anche da scarti come Duhon, Walker, Nate Robinson, Bender e perfino Tracy McGrady.
Questa stagione ne ricalca, almeno nell’esordio, l’andamento, con Felton e Stoudemire subito in buona intesa ma con le maggiori risposte che sono arrivate da Wilson Chandler, 22 punti dalla panchina, del tutto imprevisti dopo una pre-season altalenante che gli è costata il posto da titolare, e da Landry Fields, rookie di cui D’Antoni parla benissimo e che ha rapidamente scalato la classifica dell’indice di gradimento conquistandosi addirittura lo spot di starter in Guardia.

Riuscire a mantenersi continui quindi in una squadra che fa della discontinuità uno dei propri – volontari o meno – marchi di fabbrica è assai arduo per un giocatore come Gallinari, costretto a dipendere gioco forza dalla vena realizzativa: personalmente, mi auguro possa andare a Denver, dove un allenatore serio come George Karl potrebbe influire non poco sul processo di crescita che necessariamente deve compiere Danilo per non rimanere solo uno specialista. Potenziarsi nel gioco in post, abituarsi a sfruttare i matchup difensivi, sfruttare anche le proprie doti di passatore attirando i raddoppi e aprendo il campo per i compagni: queste ed altre sono le linee guida che auspichiamo possano fare di Gallinari un giocatore totale, un’ala piccola (rarissime nel panorama attuale, parlando di ali piccole vere, cioè in grado di offendere e difendere a tutto campo) che sfrutti le proprie doti per fare la differenza e non per essere un’opzione di ripiego.

Tabellino: 12 pts (3-9 2-5 4-4), 6 rb (6 dif), 1 ast, 1 stl, 0 pp, 1 sto, 3 pf, 33 min.

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