Punto tattico sul Milan: quale lezione da Madrid? L’equivoco Dinho

Dal nostro corrispondente dal pianeta Milan Enrico Fraviga

Real Madrid-Milan 2-0. L’equivoco Dinho

Ci sono due chiavi di lettura della trasferta del Milan a Madrid; la prima: la squadra è partita male ha subito un uno due devastante e tutto sommato casuale (incredibile lo “spostamento” in barriera di Seedorf sul tiro di Ronaldo) e da lì recuperare è diventato impossibile. La seconda: il risultato di Madrid è la logica conseguenza di un atteggiamento tattico insostenibile contro squadre di rango.

Il primo tempo di Madrid, personalmente, mi ha ricordato molto il derby d’agosto dello scorso anno (0-4) come approccio alla partita, diciamo che c’erano almeno due cose in comune: l’allenatore avversario e la posizione di Ronaldinho. E vista da questo punto di vista potremmo parlare della classica “sconfitta salutare” che deve servire a chiarire molto bene le idee ala squadra e all’allenatore. Avevamo già posto seri dubbi sul tridente Pato Ibra Dinho, l’arretramento di Dinho poteva essere la soluzione, ma se il brasiliano, come ieri, non fa fase difensiva e non incide in quella offensiva sono dolori; aggiungiamo anche che l’unico vero centrocampista d’incontro era Gattuso giocoforza orientato a destra a cercare di contenere Ronaldo, e il risultato è che ad ogni azione dei Bianchi di Madrid correvano brividi freddi sula schiena dei tifosi milanisti.

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Fare le squadre con il senno di poi è molto più facile, ma le indicazioni delle ultime due partite di campionato (Parma e Chievo) erano state tutto sommato buone e la trasferta spagnola era il vero banco di prova del modulo messo a punto da Allegri; ebbene se prova era possiamo dire che è stata fallita miseramente e sarà bene che contro squadre di una certa caratura la formazione venga ripensata.

Il centrocampo qualche alternativa l’avrebbe, con Flamini e Prince Boateng, eppure i due sembrano essere stati dimenticati; sarebbe un peccato “sprecare” le energie di Pirlo e Gattuso causa mancanza di ricambi. E Robinho ? Tutte le volte che ha giocato ha dimostrato di garantire più copertura e velocità… il senno di poi per l’appunto.

Detto questo aggiungiamo pure che il Real di ieri sera si è dimostrata una squadra solidissima e veloce, in grado di giocare di prima, pressare, correre e vivere sull’entusiasmo (trascinata da R9) per novanta minuti. Chapeau.

Pato e Ibra insieme non sono perfettamente complementari e ciascuno toglie qualcosa all’altro, Dinho dietro di loro può essere un piacere per gli occhi ma anche un terribile equivoco, se ciò dipenda da Dinho stesso o dall’avversario di turno è il vero quesito da porsi.

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