Mondiali di Basket: USA salvi a fil di sirena

Terza giornata divisa in due, tra lunedì e martedì, con due big match su tutti: il derby dell’Adriatico tra Slovenia, reduce dalla sconfitta con il rullo compressore Stati Uniti, e Croazia, pronta a confermare i miglioramenti visti dopo la prima sconfitta al debutto. Antipasto dei più gustosi, in attesa del piatto forte di giornata: USA-Brasile, per contendersi la vetta del gruppo B, per mantenere intatta la sicurezza della propria superiorità (USA), per tentare l’impresa e scrivere una pagina di storia del proprio basket (Brasile).

SFORTUNA BRASILE: La truppa di coach Magnano manda in quintetto base l’NBA Barbosa e il futuro Spurs Thiago Splitter, appena uscito da una stagione in chiaroscuro al Caja Laboral; solito quintetto per gli USA, con Billups e Rose affiancati da Iguodala, Durant e Lamar Odom. Proprio “Lamarvelous” ha come missione di gioco quella di far commettere anzi tempo qualche fallo di troppo a Splitter: il lungo brasiliano incanta con l’uso del perno e il gioco in pick and roll con Barbosa e Huertas e gli USA rimangono sorpresi e incapaci di trovare una soluzione difensiva adeguata.
Sul blocco per la palla, Barbosa punisce con le triple il raddoppio sul lungo che rolla, mentre Splitter va a canestro quando invece la difesa non ruota adeguatamente al centro e lascia spazio libero per andare fino in fondo: ottimi dividendi arrivano anche da Marcus Vinicius, in un gioco corale a tratti realmente meraviglioso in cui ogni elemento ha il suo movimento e la velocità di passaggi e blocchi è davvero di livello assoluto.

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Dopo un primo quarto dominato dal Brasile e chiuso solo a +6 (22-28) in virtù di qualche fallo di troppo commesso e di viaggi in lunetta per gli USA, tocca alla squadra a stelle e striscie iniziare l’inseguimento: coach Krzyzewski si trova però costretto a chiamare subito timeout, perchè il +8 Brasiliano firmato dagli ingressi di Marcelo Machado e Giovannoni sembra destinato ad essere preludio ad un ulteriore allungo. Kevin Durant si carica la squadra sulle spalle e inizia a segnare da ogni posizione, pur perdendo qualche pallone di troppo e mostrando ancora una volta la differenza sul passo di partenza tra regole FIBA e NBA: saranno ben 7 le palle perse nel tabellino dell’uomo franchigia degli Oklahoma City Thunder!
Derrick Rose incanta con degli arcobaleni dal centro dell’area, mentre Billups, con chiaro intento di accelerare il gioco, continua nella ricerca spasmodica del tiro da 3, senza successo: il Brasile vive delle ultime fiammate di Barbosa, con Splitter costretto in panchina da problemi di falli, ben presto raggiunto dal proprio dirimpettaio Lamar Odom, ma è ancora Durant a firmare il mini parziale USA che porta il punteggio sul +3 Brasile all’intervallo (43-46).

Con Splitter in panchina e Barbosa che non vede più il canestro, il meccanismo perfetto dei verdeoro si inceppa, aprendo la strada alla riscossa statunitense: chi si aspetta un parziale che ribalti la partita e consegni un’altra vittoria facile agli americani però rimane deluso, dal momento che il sorpasso USA rimane ancorato ad un +2 che non dà tranquillità. La panchina di coach K e Nate McMillan è in tensione continua e Tyson Chandler, oggi impiegato per soli 5 minuti, è sempre in piedi ad incitare i compagni ad ogni giocata: rotazioni meno ampie per gli USA, con la miseria di 6 punti dalla panchina, 3 dei quali firmati da Kevin Love, ottimo nelle precedenti prestazioni ed inspiegabilmente dimenticato per larghi tratti di gara tra asciugamani e Gatorade.
La confusione brasiliana non viene punita quindi dagli USA, che toccano il +6 ma si vedono ripresi dalle triple fuori dagli schemi di Vinicius (16 a referto per lui con 4/5 da 3 punti) e dalle iniziative di Machado (che chiuderà perfetto al tiro, ma con ben 5 palle perse in soli 13 minuti.

L’ultimo quarto è un misto tra caos totale, offensivo e difensivo, tensione alle stelle e occhi puntati sul punteggio: l’attacco USA accelera per tentare di mettere al sicuro il risultato, ma Durant segna solo nei ripetuti viaggi in lunetta, Odom si mangia un canestro incredibile, Iguodala recupera e perde palloni e Billups e Rose non hanno continuità. Il gioco di coach K è ancora troppo, per non dire unicamente, basato sull’uno contro uno e sulle iniziative personali, bloccate le quali non ci sono sbocchi se non forzature: l’unica tripla di Durant nel quarto periodo viene immediatamente pareggiata dall’ultima di un disastroso Barbosa (secondo tempo con percentuali pessime, partita chiusa a 5/18, con 3/13 da 3 punti), che avrebbe addirittura ben 3 occasioni per ribaltare la gara ma in tutti e 3 i casi il ferro sputa la conclusione e le speranze brasiliane. Nemmeno Huertas e Splitter, al rientro dopo il quarto fallo speso, riescono a dare un tono meno caotico all’attacco del Brasile e così l’ultimo minuto è un’altalena di emozioni che parte dal +2 USA: il Brasile non cede e ha a 20” l’ultimo possesso da gestire.
Huertas chiama il pick and roll e si lancia verso il canestro passando tra i due marcatori, ma la sua conclusione dal centro dell’area rimbalza beffarda tra primo e secondo ferro e viene sputata: c’è fallo di Kevin Durant, 2 tiri liberi quindi per il 9 brasiliano quando sul cronometro mancano 3” abbondanti. Occhi di tutti addosso e pressione a mille tradiscono Huertas, il cui primo libero viene ancora una volta respinto dai ferri del palazzetto turco: obbligatorio quindi sbagliare anche il secondo e confidare in un rimbalzo in attacco e tap in e quando Barbosa prende al palla e si prepara per andare a canestro quei 3” sembrano durare un’eternità.
Tabellone, Ferro, Ferro..
E la palla è fuori: vincono gli USA 70-68, salvati all’ultimo secondo dalla buona sorte e costretti ad un lungo esame di coscienza circa il modo in cui giocare per vincere questo titolo mondiale. Migliori realizzatori Vinicius a quota 16 per il Brasile e Kevin Durant a 27 (con anche 10 rimbalzi) per gli USA.

GIOIA SLOVENIA: Nel derby dell’Adriatico è la Slovenia a fare la parte del leone. Un leone che patisce la pressione mentale della gara e che è costretto a subire la rimonta croata ad inizio di quarto periodo, ma che è abile a non lasciarsi travolgere e a portare a casa la partita.
Il break decisivo avviene nel terzo quarto, quando le giocate finalmente incisive di Goran Dragic e la precisione balistica di Nachbar, Lakovic e Slokar portano gli Sloveni ad un parziale di 26-15, che manda in crisi la Croazia, ancora priva del proprio leader Ante Tomic, gravato da problemi di falli e impreciso al tiro, e costretta ad inventarsi un gioco offensivo che coinvolga tutti gli altri uomini in campo. Roko Ukic tenta di rispondere al rivale, ma i suoi 20 punti si spengono contro una difesa distratta, che concede quasi il 60% da 2 e il 50% da 3 agli avversari.
La rimonta croata si ferma al -3 (74-71 a 6’10), con Tomic in lunetta per il -1: 0/2 e nell’azione seguente arriva il quinto fallo; la gara svolta e i liberi di Lakovic, S. Udrih e Dragic regalano il successo per 91-84 agli Sloveni (15 Lakovic e Slokar, 20 Ukic per i croati).

LE ALTRE: Rimane imbattuta l’Argentina, con un Luis Scola sempre più padrone del mondiale: il lungo degli Houston Rockets supera ancora una volta quota 30 punti, contro la pur non irresistibile Angola e con i 22 punti di Delfino a fare da secondo realizzatore, scrivere un largo margine alla sirena (91-78) non è che una pura formalità. Crolla invece la Germania, reduce dai 2 supplementari contro la Serbia: l’Australia chiude difensivamente ogni bocca da fuoco teutonica,  Maric e Mills sono i nomi dell’alternanza interno-esterno dell’attacco dei Canguri, mentre non c’è costanza realizzativa in nessun tedesco. La miseria di 43 punti messi a referto costa alla Germania un divario di ben 35 punti: una vera e propria umiliazione (78-43).
Passeggia invece la Serbia, approfittando del turno agevole contro la Giordania, che dopo un esordio incoraggiante con l’Australia si è letteralmente spenta e disunita: il rientro di Teodosic dopo la squalifica, in attesa del compagno Krstic, sarà importante per ben altre partite. Tre uomini sopra i 20 punti (Keselj, Savanovic e Perovic) e punteggio finale 112-69.
Tra le Cenerentole del gruppo B, Haddadi trascina l’Iran alla vittoria sulla Tunisia: 23+13 del lungo Grizzlies e punteggio a tabellone 71-58.

RISULTATI E CLASSIFICHE:

GR. A:

Serbia-Giordania 112-69
Angola-Argentina 70-91
Australia-Germania 78-43

Classifica: Argentina 3-0, Serbia 2-1, Australia 2-1, Germania 1-2, Angola 1-2, Giordania 0-3

GR. B:

USA-Brasile 70-68
Slovenia-Croazia 91-84
Tunisia-Iran 58-71

Classifica: USA 3-0, Brasile 2-1, Slovenia 2-1, Croazia 1-2, Iran 1-2, Tuinisia 0-3

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